Come guardiamo e valutiamo l’aggressività e i NO delle persone in crescita? Come si manifesta un movimento oppositivo nella relazione adulto bambino? Quale la prima reazione istantanea che si attiva in noi? A casa nostra praticamente ogni mattina la piccola di quattro anni si butta …
Amo quando posso sorprendermi. Quando le figlie mi preparano una sorpresa sulla tavola. E io che stavo per dire “ragazze vi siete lavate le mani?” … mi blocco per accogliere la magia . Perché alcune cose si devono fare si, come lavarsi le mani, ma …
Un bosco popolato dallo scambio tra il grande e il piccolo.
Ci sono genitori alberi maestosi con radici e rami che delimitano il confine. Ci sono anche i cuccioli, scoiattoli e lumachine che possono stare nelle tane al calduccio al riparo dalle intemperie ed uscire ad esplorare quando è il momento e il sole risplende.
Come preparereste il vostro terreno?
Quali caratteristiche dovrebbe avere il vostro bosco?
Cosa vi piacerebbe far germogliare?
Quali alleanze chiamare tra le specie?
Che movimenti facilitare?
L’immagine del bosco aiuta i genitori a disegnare il proprio Pro-Getto di Famiglia e a radicarlo, negli elementi già esistenti nella famiglia attuale e nei sogni che ci impegniamo a materializzare. Quei desideri alimentati dalla nostra presenza che cura.
Sapendo che spesso è proprio il seme, la ghianda nascosta e dimenticata, sotterata da altri, che fa crescere un nuovo alberello, rifugi per uccelli e nuovi corsi d’acqua.
Sappiamo che in gioco ci sono le nostre intenzioni e il nostro lavorìo . E c’è anche un sottobosco popolato di vita propria che crea nuovi movimenti e nuovi sguardi.
Magari è un fungo inaspettato, un’idea impensata che non avevo considerato.
Non avevo considerato che la piccola di casa a 4 anni potesse avere una spiccata predilezione per essere a servizio delle sorelle più grandi. E questo suo essere a servizio per le sorelle maggiori potesse manifestarsi nei momenti meno scontati, come l’andare a nanna. E questa apparizione dà un ruolo, una parte attiva propositiva alla più piccola della casa-bosco-famiglia. Che nessuno pensava di affidarle ma è germogliato spontaneamente, perché ha trovato condizioni favorevoli per radicarsi e fogliare. E questa fogliolina prende il suo posto nel microcosmo dove si intravede una danza che connette tra loro le specie.
Prendere spunto dal bosco per noi genitorisignifica
sapere che siamo solo una parte delle famgilie che compongono questa esistenza.
Essere una parte del Tutto e sentirsi connessi al Tutto.
Prendere spunto dal bosco per noi genitori significa
avere la possibilità di buttar via e saper utilizzare bene gli scarti.
Possiamo scartare quello che non ci appartiene più come comunità educante multispecie.
Tracce prive di vita che hanno fatto parte di noi albero-individuo-e-collettivo. Ora è arrivato il momento di abbandonare le tracce secche al suolo, come la corteccia del platano che si sbuccia si sgretola e scivola via. Sotto risplende una parte di corteccia nuova. In questo modo il Platano cresce e può divenire un gigante di 30 metri, sapendo quello che sta lasciando perché l’ha compreso, sapendo quello che ritroverà perché desidera e sapendo che quel pezzo di corteccia caduto probabilmente sarà la casa di un bruco.
Il ventunesimo secolo è come un bel giardino, ci aspettiamo che ci siano fiori, frutta, begli alberi, bei corsi d’acqua, un meraviglioso giardino dove ogni essere vivente ha la possibilità e il diritto di vivere. Non solo le persone ma anche gli scoiattoli, le lumache e i serpenti avranno tutti il loro posto nel giardino del ventunesimo secolo. Una cosa da sapere prima di tutto è che i giardinieri sono molto saggi, perché sanno come usare l’immondinzia e trasformarla in concime. E con il concime fanno crescere bei fiori, belle verdure e begli alberi. Prendersi cura dell’immondizia significa prenderla e metterla tutta insieme in un mucchio. Potreste scavare una buca, scaricarcela dentro e per poi produrre calore e trasformarla in concime. Tutta la sofferenza è immondizia. Dovremmo veramente imparare a prendercene cura per poi trasformarla.1
Prendere spunto dal bosco per noi genitori significa
saper ammucchiare la corteccia e gli scarti che nelle famiglie e nelle comunità hanno generato ingiustizie e sofferenza e renderla concime.
Come genitore albero quale aspetto voglio non mi abita più e freme per essere abbandonato a nuova vita?
Prendere spunto dal bosco per noi genitori significa
gentilmente reimparare a respirare come i mammiferi marini che possono respirare sott’acqua2
come gli alberi che respirano senza avere i polmoni.
Respirare e far respirare anche la mente, coltivare una presenza educativa che sappia accogliere il momento presente e come scrive la poetessa Chandra Candiani un respiro come meditazione e atto sovversivo, per esserci in quello che c’è e se necessario nel cambiamento.
Meditare ha la stessa radice di medicina, è cura e prendersi cura. La parola pali per meditazione è bhâvanâ, causativo del verbo essere, dunque portare a essere, ossia coltivare. Si tratta di coltivare la mente-cuore. In pali, sono una parola sola: citta. E già questo fa avvertire la portata della differenza tra la nostra cultura occidentale di pensiero dissezionante e separativo e una cultura della non separatezza, del nesso. Noi abbiamo due stereotipi a cui badare per non cadere in equivoci depistanti: che la meditazione sia cogitazione e che la meditazione sia sospensione di qualsiasi impatto sensoriale e psichico e immersione in un dolce nulla. non è nemmeno una tecnica, ma un’arte. Dell’arte quindi ha il rischio, l’improvvisazione, lo studio e la dimenticanza dello studio, la dedizione, la leggera e misurata follia, la precarietà, la vocazione, l’invasione nella vita quotidiana, la spellatura. Noi conosciamo nei riflessi e nelle bucce, sbucciandoci. Seguendo una Via bisogna rischiare la pelle. Se la meditazione non dilaga nella vita quotidiana, se non sfida quello che chiamiamo “il mio carattere” , se non comprendiamo che tutto è meditazione, entrare in casa, uscire di casa, fare le scale, mettersi, togliersi le scarpe, cucinare, parlare, mangiare, dormire, lavorare, fare l’amore, riduciamo la meditazione a una stampella, una protesi che acquieta un tantino la nostra vita che resta sempre la stessa, centrata sull’io.3
Prendere spunto dal bosco per noi genitrici significa
nutrire uno sguardo di meraviglia sulle piccole voci che rimarrebbero schiacciate, quelle dei bambini e dei passerotti, delle briciole che il vento può spazzare via, delle fragilità di noi mamme che ci sentiamo sole e anche di quei papà in trasformazione che si domandano come “devono essere”.
Sulle piccole vicende insignificanti di un quotidiano familiare che sfugge e ci affatica, noi genitori alberi possiamo udire la voce della foresta e comprendere che siamo a contatto con granelli di universo, ogni giorno. E così sia….
Thich Nhat Hanh, Discorsi ai bambini e al bambino interiore. ↩︎
Alexis Pauline Gumbs, Undrowned. Lezioni di femminismo nero dai mammiferi marini. ↩︎
Chandra Candiani, Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione. ↩︎
Tutto può RInascere RIgenerato partendo da una domanda. Non una domanda qualunque, una domanda finestra, che possa accogliere stimolando la curiosità verso nuove visioni, posta da me stessa per osservare etnograficamente il gruppo famiglia in cui sono a vivere ogni giorno. Chi l’avrebbe mai pensato …
Nella mia storia di mamma di tre bambine di 3,5 e 8 anni ci sono stati momenti e fasi vitali più o meno lunghe in cui ho sentito che non ce l’avrei fatta. Mi sentivo inadatta, in conflitto con me stessa e con il mio …
Famiglie mutanti nel mare dei ruoli: da blocchi prescrittivi a funzioni educative agender entro la prospettiva Family Creative Think
Tenere il timone, il controllo, la rotta. Devo tenere la direzione nei pensieri azioni di tutto ciò che serve alla famiglia-casa-ogni membro per stare nel benessere. Perché sono in contatto con la mia responsabilità ogni giorno e amo creare le condizioni affinché la famiglia possa evolvere e prosperare. Dove si inserisce nelle nostre pratiche di presenza familiare il lasciar andare? Si tratta di un Processo che prevede quali azioni? Perché è così importante per il clima e l’equilibrio familiare la pratica del lasciar andare? Perché è arrivato il momento di disimparare? Come genitori guide amorevoli che ci prendiamo cura della vita di un gruppo come fosse un ecosistema, possiamo stare nell’emozione dell’affidarsi? Ci auguriamo di perdere il controllo? Percepiamo che la nostra vita si basa su biosfera e sociosfera? Che esiste un senso oltre noi? Una marea e un Ciclo? Come sentiamo questi due movimenti interiori dentro di noi? Che danza tra controllo e lasciar andare? Una danza che gioca con l’equilibrio? Oppure una danza in annegamento? Quando a portare il gruppo famiglia sono due genitori, che rapporto c’è tra queste due forze nella loro INTERrelazione? Quale funzione educativa viene attivata nel movimento del lasciar andare? Possiamo lasciarci ispirare dai mammiferi marini…
Come i delfini che si spiaggiano a riva per nutrirsi, confidando che la marea li riporterà in acqua, o migrano in tutto il mondo seguendo le correnti calde di un pianeta in menopausa. …..
In quale aspetto della vita sento il desiderio di tenere più saldo il governo del timone? Dove invece vorrei lasciarmi trasportare dalla corrente calda, sentendomi al sicuro?
Quando ci occupiamo di questi aspetti dei figli:
Cibo e Nutrimento – vestiti e oggetti personali – organizzazione spazi e tempi – pulizia ordine in casa – scuole nonni e altre figure educative – sostegno economico
In quale campo siamo in un controllo quasi totale e dove sentiamo il desiderio di lasciare….
Potrei mai fidarmi così tanto di me stessa? E ricordarmi di respirare? Qui, sulla battigia, potrei sentire nel profondo la certezza che la mia casa mi reclamerà? Che i periodi di siccità finiranno? Che vale la pena scontare l’impermanenza dei rischi che condividiamo? Sto imparando a fidarmi di me stessa, qui sulla riva del mare. Possiamo fidarci di cicli biologici più ampi della nostra specie. Possiamo fare questo lavoro, fra terra e mare, con grazia e abbandono. Con pazienza e coraggio. Con tutto ciò che siamo. E ciò che ci ha reso tali tornerà a reclamarci, non appena la marea si alzerà.
Testo liberamente ispirato al libro di Alexis Pauline Gumbs, Undrowned.